Il Vallerani System (VS)
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La Grande Muraglia Verde

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GLI OSTACOLI



"Come mai un sistema così valido non é stato da tempo adottato e diffuso tenuto conto degli ottimi risultati ottenuti fin dai primi progetti?"
Questa domanda è risuonata innumerevoli volte da parte di coloro che hanno visto le lavorazioni attuate con il VS o che hanno assistito alle conferenze con proiezioni di diapositive o filmati dei risultati ottenuti.
Occorre a questo riguardo riflettere e rendersi conto che la FAO, l'IFAD, le altre organizzazioni internazionali, le Cooperazioni dei vari paesi, le ONG e ogni organismo impegnato nell'Aiuto allo Sviluppo, hanno sempre pensato che dovessero essere le popolazioni locali a beneficiare degli aiuti dei paesi donatori e che dovessero essere queste stesse popolazioni a condurre la lotta per la salvaguardia delle proprie terre.
Non ci si è resi pienamente conto dell'ampiezza del problema e della debolezza dell'uomo, generalmente sottonutrito, in rapporto all'accelerazione dei fattori negativi, costituiti dall'aumento della popolazione, dai cambiamenti climatici e dalle conseguenze da ciò derivate sulle risorse delle zone semiaride e aride dell'intero pianeta.
Così la desertificazione, che nel '90 avanzava al passo di 6 milioni di ettari perduti annualmente, nel 2005 avanzava a 12 milioni! (dati FAO) ed i sottonutriti a detta del Direttore Generale FAO erano, a quella data, 853 milioni!!
A ciò deve aggiungersi l'inefficacia delle scelte metodologiche operate per affrontare la lotta alla desertificazione.
Vivaio piantine Nella speranza, risultata a posteriori illusoria, di poter accelerare la formazione delle foreste ed aumentare l'attecchimento e la sopravvivenza delle piantine, si è propagandata la costituzione dei vivai, dove i semi delle piante destinate a lottare contro la desertificazione sono stati posti in "terre migliorate" con aggiunta di letame e sostanze nutritive, ed in sacchetti di plastica. L'apparato radicale delle piantine, protette dal vento, irrigate e curate, inserite in un ambiente assai diverso da quello dove sono destinate a crescere, viene irreparabilmente compromesso e nel trapianto, si perde la sua più importante funzione, quella del fittone.
Si sono poste così a dimora nelle zone inospitali e aride, piante mutilate con radici superficiali esposte al sole e al freddo ed attorcigliate su se stesse, con una elevata sproporzione tra parte radicale ed aerea. Spesso sono state irrigate con acque di falda nei deserti o nei fianchi delle montagne con l'illusione che sarebbero divenute atte a vivere e combattere le avversità della natura.
L'inefficacia di questa metodologia di intervento è davanti agli occhi di tutti, e la desertificazione avanza.

Pianta trapiantata da vivaio
Nel corso degli anni l'importanza in termini di occupazione, di professionalità e di reddito del sistema dei vivai è andato via via crescendo nei paesi interessati al processo di desertificazione.
Essendo indiscussa la superiorità delle foreste naturali e del sistema radicale delle piante provenienti da semina diretta rispetto alle piante trapiantate da vivai, si propone di destinare la parte dei vivai che rimarrebbe inutilizzata grazie all'applicazione generalizzata del VS, all'importantissima funzione di zone di propagazione dei semi delle migliori piante erbacee, cespugliose o arboree destinate alla lotta alla desertificazione, alla cattura di CO², al mantenimento della biodiversità locale ed al miglioramento e conservazione dei pascoli. Tale importantissimo nuovo indirizzo deve consentire a tecnici qualificati di scegliere le migliori piante delle diverse specie da propagare e mantenere, evitando in maniera assoluta di ridurre la biodiversità naturale.
Una parte dei vivai potrebbe inoltre specializzarsi nella produzione di piante da fiore o per alberi ornamentali destinati ad abbellire vie, strade, parchi e giardini urbani.



Un doveroso confronto tra i costi dei metodi tradizionali di riforestazione basati sul trapianto ed il VS fondato sulla semina diretta (che è il sistema naturale di propagazione delle piante), dimostra che il secondo costa mediamente 5 volte di meno ed i risultati sono incomparabilmente più veloci, validi e duraturi.
Non si vuole con questo dare un messaggio semplicistico ed eccessivamente ottimistico in quanto anche nell'applicazione del VS occorre curare e seguire la sua integrale e corretta applicazione.
Non si tratta solo di lavorare il terreno in modo corretto con gli aratri, ma di svolgere tutte le operazioni complementari richieste e di dare continuità all'intervento. Progetti di applicazione parziale del VS e limitati nel tempo hanno dato luogo a risultati molto inferiori al potenziale e quindi deludenti. Ciò costituisce un grave danno d'immagine per il VS e di conseguenza per l'aiuto che esso può dare nella lotta alla desertificazione.
Per applicazione parziale si intende un progetto nel quale siano previste soltanto le arature e non la semina. Indubbiamente si verifica un miglioramento temporaneo per quanto riguarda la raccolta dell'acqua e la produzione di foraggio ma questo miglioramento si esaurisce nel giro di pochi anni.
Aratro Treno abbandonato



I progetti di interventi hanno un arco di tempo definito (in genere 3-5 anni) al termine del quale le attrezzature vengono abbandonate mentre la loro durata potenziale è assai più lunga. Sarebbe necessario quindi prevedere la cessione delle attrezzature ad un altro progetto oppure ad un partner locale che abbia i mezzi tecnici ed economici per continuare ad utilizzarle (eventualmente prevedendo questa voce nel progetto stesso).
A tutti i livelli sta diventando sempre più chiaro che sarebbe necessario un maggiore coordinamento tra organizzazioni operanti in uno stesso territorio per ottimizzare gli sforzi in un'ottica di "progetto di aiuto globale".


Trattore col motore rotto e abbandonato